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"Rifiuti tossici come concime"

di Enrico C
il Fri, 06 Jul 2007 21:58:01 +0200
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Un'agghiacciante lettura dal Mattino di Napoli.


05/07/2007

Maxioperazione dei carabinieri denominata «Chernobyl». Il porto di 
Napoli crocevia dei traffici

«Rifiuti tossici come concime»

Scorie nocive e veleni nelle campagne: arresti e sequestri in tutta la 
regione


L’hanno chiamata, non a caso, Operazione Chernobyl. Veleno usato come 
concime; cromo esavalente mischiato al terreno agricolo. Un vero e 
proprio attentato alla salute, consumato per oltre due anni da 
affaristi senza scrupoli e da contadini compiacenti, prima in provincia 
di Caserta e poi nel resto della regione. Il «cimitero» delle scorie 
industriali è nelle campagne dell’agro nocerino-sarnese, nella piana 
del Sele, in provincia di Foggia. E nelle falde freatiche di quasi 
tutta la Campania. Sconvolgenti i risultati del monitoraggio fatto dai 
carabinieri del Noe. Un’operazione, firmata dalla procura di Santa 
Maria Capua Vetere, che ha portato a trentotto arresti, al sequestro 
delle società degli indagati e dei quattro depuratori di Cuma, Mercato 
San Severino, Orta di Atella e Marcianise, che però continueranno a 
funzionare. Il Porto di Napoli come crocevia dei traffici. ARCOVIO, 
CAPACCHIONE E DEL GAUDIO ALLE PAGG. 30 E 31


http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20070705&ediz=NAZIONALE&npag=29&file=APRE.xml&type=STANDARD



05/07/2007


LEANDRO DEL GAUDIO Bastava un timbro su un certificato prestampato a 
trasformare le banchine del porto di Napoli nel principale crocevia dei 
rifiuti tossici della Campania. È il pm Donato Ceglie, della Procura 
sammaritana di Mariano Maffei, a firmare l’ultimo atto di accusa sulla 
gestione dei rifiuti tossici a Napoli e in Campania, un affare sporco 
che investe anche la Puglia, e che ruota attorno al «disegno criminale» 
consumato proprio nel porto di Napoli. È da qui che partivano tir 
stracolmi di liquami, secondo quanto emerge dalle 100mila conversazioni 
intercettate e dalle decine di ore filmate dai carabinieri del Noe. 
Sono i «rifiuti solidi e liquidi, che provengono da navi mercantili e 
militari in porto e in rada», le cui bolle di accompagnamento vengono 
sistematicamente falsificate dal gruppo di trenta e passa indagati 
accusati, tra l’altro, di disastro ambientale. Il pm sammaritano guarda 
alle attività di Antonio Agizza, incensurato e lontano parente di 
imprenditori coinvolti negli anni scorsi in indagini sul clan Nuvoletta 
di Marano. Assieme ai suoi stretti collaboratori - si legge nel decreto 
di fermo - procedeva all’illecito smaltimento di rifiuti liquidi 
provenienti dal porto di Napoli, con una capillare falsificazione dei 
«fir», i fogli di identificazione dei rifiuti, i documenti che 
«attestano l’avvenuto regolare smaltimento del rifiuto». E non ci sono 
solo gli scarichi tossici di navi mercantili e militari. Dal porto e 
attraverso il porto, passavano anche altre forme di immondizia. Quelle 
degli «ospedali e delle cliniche private napoletane, dalle fosse 
settiche di civili abitazioni, degli esercizi commerciali e dei lidi 
balneari». Da qui, dal porto, dunque: dove Antonio Agizza aveva «un 
ragazzo suo» - come si legge nelle intercettazioni del Noe napoletano - 
un ragazzo che si chiama «Alfonso», uomo fidatissimo di via Molo 
Carmine, che gli rivolge parole deferenti: «Donn’Antonio, il camion è 
uscito, tutto bene». E Antonio Egizza gli risponde: «Si ma adesso fai 
lavorare i miei autisti, non ti preoccupare, ”falli fare” e non mettere 
l’orario, me lo vedo io». Pochi dubbi da parte del pm sulla 
destinazione finale del carico: «I rifiuti gestiti dal gruppo Agizza 
vengono smaltiti illegalmente nella rete fognaria cittadina, immessi 
direttamente in tombini, che poi confluiscono nella rete fognaria 
pubblica, attraverso i tombini presenti nel deposito della società di 
famiglia o direttamente all’aperto». Un atto di accusa di 94 pagine, 
nel quale il pm Ceglie si sofferma anche sulla più ampia emergenza 
rifiuti a Napoli e in Campania: «È una regione già fortemente provata 
dall’aggressione all’ambiente, a causa del vergognoso protrarsi della 
cosiddetta (folle) emergenza rifiuti: vicende giudiziarie che hanno 
prodotto l’unico effetto di deviare le rotte degli smaltimenti, anzi di 
far nascere un sistema attraverso il quale decine di ecocriminali, che 
in permanente contatto tra loro hanno individuato un nuovo codice 
comportamentale». Un sistema che il pm definisce «diabolico», 
«scellerato», «criminale», che assicura «seicento» euro al contadino di 
turno, che chiude un occhio di fronte allo sversamento di rifiuti 
tossici, quelli che dal porto di Napoli invadono la regione e il 
sud-Italia.
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20070705&ediz=NAZIONALE&npag=30&file=RADIOK74A.xml&type=STANDARD



05/07/2007

VALENTINA ARCOVIO «La presenza di rifiuti interrati potrebbe avere 
conseguenze molto gravi per la salute degli individui. Le sostanze 
chimiche o ad alta concentrazione batterica sono altamente tossiche». È 
così che Roberto Bertollini, direttore del Programma speciale salute e 
ambiente dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha commentato 
i risultati dell'operazione Chernobyl in Campania. Rifiuti per le 
strade o nascosti sotto terra, qual è il male minore? «Sicuramente sono 
entrambi problemi molto gravi. La qualità della vita dei cittadini 
costretti a convivere con sacchetti di rifiuti per strada non è una 
delle migliori. I rischi per la salute ci sono, soprattutto se 
consideriamo il proliferare di insetti e parassiti. Ma il problema più 
grave è sicuramente rappresentato dalla presenza di discariche 
incontrollate. Sono queste che mettono a grave rischio la salute degli 
individui. Per i rifiuti interrati bisogna essere sicuri della loro 
natura ed intervenire prontamente qualora finissero nei corsi d'acqua e 
nei terreni. Sicuramente la probabilità che queste sostanze finiscano 
sulla tavola delle persone sarebbe un rischio ulteriore per la loro 
salute». Quali potrebbero essere le conseguenze sulla salute? «Come è 
emerso dai primi risultati dello studio effettuato dall'Oms sulle 
province di Napoli e Caserta, un'esposizione prolungata potrebbe avere 
per la salute dei cittadini effetti molto negativi. Gran parte della 
letteratura scientifica in materia ha già sottolineato il rischio di 
insorgenza di tumori per gli individui esposti per lungo tempo ad una 
situazione ambientale come questa sono molto alti. In particolare, il 
tumore che colpisce maggiormente queste persone è quello al fegato». 
Gli effetti sulla salute sono immediati? «Generalmente passano anni 
prima che un eventuale malattia, come un tumore, si manifesti. Solo 
un'esposizione particolarmente prolungata potrebbe provocare 
l'insorgenza di una malattia come questa. Infatti, il tempo che 
intercorre tra l'esposizione e lo sviluppo vero e proprio della 
malattia, la cosiddetta incubazione, potrebbe durare molti anni. È 
possibile riscontrare i primi segnali d'allarme anche dopo cinque o 
dieci anni». Quindi è emblematico il nome operazione Chernobyl? 
«Effettivamente il nome è molto suggestivo e dà l'idea di quanto questo 
problema sia grave ed urgente. Anche se l'evento che ricorda è stato 
sicuramente molto più tragico di questa situazione. Il problema non è 
di certo trascurabile. Anzi, occorrerebbe intervenire immediatamente e 
risolvere il problema dalla radice». Come si potrebbe risolvere questo 
problema? «Bisognerebbe creare una serie di meccanismi virtuosi e agire 
immediatamente alla fonte del problema. Innanzitutto, occore porre 
maggiore attenzione verso la raccolta differenziata. Deve essere fatta 
quotidianamente. E poi fare ricorso alle tecnologie più moderne e 
avanzate per lo smaltimento dei rifiuti».
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20070705&ediz=NAZIONALE&npag=30&file=E.xml&type=STANDARD


06/07/2007
Caccia al cimitero segreto delle scorie tossiche

ROSARIA CAPACCHIONE Scavano, scavano ancora. Continueranno a farlo fino 
a quando non troveranno i fusti interrati, quei rifiuti tanto 
pericolosi da non poter essere neppure nominati. «Quella roba là», 
dicevano. E si capiva che era roba che faceva male, e che bisognava 
stare attenti al trasporto. I carabinieri del Noe stanno cercando le 
scorie tossiche arrivate in Campania da non si sa dove, forse 
dall’estero, e affidate agli stessi autotrasportatori che lavoravano 
per conto di Sorieco, Agizza, De Vizia. Il cimitero dovrebbe essere tra 
Battipaglia ed Eboli, zone dove anche di recente sono stati ritrovati 
per caso bidoni di sostanze chimiche molto pericolose. Ma per ora, a 
guidare le ruspe, c’è soltanto la traccia telefonica lasciata dagli 
indagati, le trentotto persone destinatarie dei decreti di fermo del pm 
sammaritano Donato Ceglie nel quale vengono contestati i reati di 
disastro ambientale, smaltimento illegale di rifiuti, associazione per 
delinquere, frode. Quello raccontato nelle 93 pagine dell’atto d’accusa 
è un sistema radicato e ramificato sul quale si sono costruite fortune 
- il giro d’affari stimato è di cinquanta milioni di euro - giocando 
sulla salute della gente. Sistema capillare che ha contribuito a 
deteriorare ulteriormente il già precario meccanismo di smaltimento dei 
rifiuti in un territorio degradato e inquinato. Un sistema parallelo 
contro il quale la Regione ha annunciato che si costituirà parte 
civile: «Non staremo a guardare - ha detto Andrea Cozzolino, assessore 
all’agricoltura e alle attività produttive - e avremo un ruolo attivo 
nei processi sullo sversamento illegale dei rifiuti tossici e sul 
traffico di suini infetti». accuse circostanziate, fondate sul 
contenuto di centomila intercettazioni telefoniche riscontrate da 
filmati, sequestri, fotografie. E tali le ha ritenute il gip di Sala 
Consilina che ieri mattina ha interrogato Angelo Di Candia e Biagio Di 
Gruccio, agricoltori di Teggiano che avevano accettato di nascondere i 
fanghi di depurazione nei loro terreni. Il giudice, dopo averli 
interrogati, ha confermato la detenzione, ritenendo che gli indizi di 
colpevolezza fossero gravi e circostanziati, così come il pericolo di 
inquinamento delle prove. Atti che poi sono stati trasmessi, per 
competenza territoriale, al Tribunale di Santa Maria e al giudice Egle 
Pilla - che aveva seguito le indagini dei due precedenti tronconi 
dell’inchiesta «Chernobyl» - che stamattina interrogherà gli altri 
fermati. Un lavoro diviso tra vari magistrati, sia in provincia di 
Benevento (dove gli interrogatori dei tre arrestati sono iniziati ieri 
sera), sia a Napoli, e che dovrebbe concludersi oggi. Motivando le 
ragioni per le quali i due agricoltori devono restare in carcere, il 
gip di Sala Consilina ha dato molto spazio alla rilevanza sociale e 
sanitaria dello smaltimento illegale dei rifiuti provenienti dai 
quattro depuratori della Campania (ora tutti sequestrati) e ceduti come 
compost. E soprattutto alla consapevolezza del pericolo. Consapevolezza 
che traspare in molti passi delle intercettazioni telefoniche allegate 
al decreto di fermo. Significativa quella tra una impiegata di 
Naturambiente - società di compostaggio di Castelvolturno e la madre. È 
il pomeriggio del 9 febbraio 2006 quando la ragazza, si chiama A., 
chiama casa, una telefonata di routine nella quale s’informa su cosa la 
mamma stesse facendo. E lei: «Guardo la televisione e poi devo 
preparare i broccoli». Ed ecco che scatta il campanello d’allarme. A. 
si preoccupa, vuole sapere dove li ha comprati: «Vedi come sono, sono 
buoni? Tu come li vedi?». La madre la rassicura, lei spiega: «Mi metto 
paura perché sono delle terre di Natura». Poi aggiunge: «Però sono i 
nuovi, adesso sono buoni». Ma la mamma non è convinta, sa che la 
«robaccia» è stata sepolta un po’ ovunque: «Perché stanno da qua, da 
lì, intorno a lì....». Ma A. chiarisce che a Mondragone non ci sono. E 
i broccoli che si vendono a Castelvolturno arrivano proprio da 
Mondragone.
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20070706&ediz=NAZIONALE&npag=31&file=DEDE.xml&type=STANDARD


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