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La valuta degli ayatollah

di Sah
il Tue, 19 Dec 2006 11:40:21 +0100
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Nane Cantatore,  18 dicembre 2006


 L'Iran adotta l'euro per il commercio estero e il calcolo del bilancio
statale: una scelta dai chiari connotati politici, ma che ha forti ragioni
economiche 




Proprio in questi giorni, sui giornali economici del Golfo, è stato
affrontato un argomento che è quasi un tabù: la possibilità che l'euro
sostituisca il dollaro come valuta di riferimento mondiale. Naturalmente,
si escludeva che ciò possa avvenire in tempi rapidi, ma, considerato che da
quelle parti la stampa ha essenzialmente un ruolo di portavoce degli emiri
e dei sultani, il solo fatto che i Paesi dei petrodollari comincino a
prendere in considerazione i petroeuro è un segnale di grande rilevanza. 


Infatti, se il dollaro domina sui mercati ciò avviene per tre motivi: la sua
importanza nei commerci mondiali, la centralità degli Stati Uniti nello
scenario internazionale e la circostanza che il mondo debba comprare
dollari se vuole comprare petrolio, generando così una massa circolante
dotata di una considerevole forza gravitazionale.
L'universalità di una valuta dipende essenzialmente dalla possibilità di
ridurre i passaggi di cambio, che generano costi: perciò, se ci sono un bel
po' di dollari in giro per il petrolio, e se questi dollari vengono spesi
per l'acquisto di altri beni e servizi, questi vengono comunque quotati in
dollari, spostando così verso la valuta americana un numero sempre
crescente di traffici. Insomma, l'effetto di una palla di neve che
rotolando a valle si trasforma in una valanga: più una valuta è utilizzata
negli scambi, più se ne amplia l'utilizzo, fino a divenire il termine di
riferimento per la totalità dei mercati, e di conseguenza uno strumento di
dominio economico e politico.


Non si tratta certo di una novità, visto che nella storia la moneta ha
sempre segnato il baricentro dei rapporti di forza e delle strutture
imperiali: basti pensare all'importanza della sterlina inglese
nell'Ottocento, alla centralità del conio greco prima e romano poi negli
scambi del Mediterraneo antico, all'onnipresenza degli zecchini veneziani
sulle piazze del Medioevo. La vera analogia con la situazione attuale
potrebbe però essere un'altra: dopo la prima fase della guerra dei
Trent'anni, in cui l'Impero era riuscito, grazie ai soldi spagnoli, a
sconfiggere gli avversari protestanti, l'inflazione derivante dalle spese
di guerra aveva talmente indebolito il fiorino austriaco, fino ad allora
moneta di riferimento in tutta l'Europa centrale, da portare alla sua
sostituzione con il tallero brandeburghese, ponendo le basi per il
rafforzamento e la progressiva egemonia della Germania settentrionale su
quella meridionale.


È senz'altro presto per dire se lo spostamento dell'Iran sull'asse dell'euro
sia un segnale significativo in questa direzione, visto che le motivazioni
politiche sono in ogni caso predominanti, come è già avvenuto con il
Venezuela di Chavez e, prima ancora, con l'Iraq di Saddam, che aveva deciso
di denominare in euro il conto alla banca dell'Onu per il programma Oil for
food. Alcuni osservatori sostengono che fu proprio questa decisione
valutaria a segnare la fine del dittatore iracheno, visto che gli Usa
temevano che venisse seguita da altri Stati dell'area; in ogni caso, è
notevole già solo il fatto che chi vuole abbandonare il dollaro, non fosse
altro che per calcoli di geopolitica, abbia la possibilità di farlo.


D'altra parte, l'euro ha ottime ragioni strutturali per essere preferibile
al biglietto verde: un mercato interno pari, se non superiore, a quello
americano, una solidità finanziaria nettamente maggiore, un flusso
commerciale forte e meglio bilanciato. In altre parole, è possibile che
presto la massa di euro in circolazione possa essere abbastanza consistente
da cominciare a esercitare una forte attrazione gravitazionale, e a questo
punto molto può succedere. Lo sanno già le banche centrali asiatiche e
quella russa, che da tempo stanno riequilibrando il loro paniere di valute
verso la moneta europea; lo sanno anche i criminali internazionali, che si
sono innamorati del biglietto da 500 euro, creando una circolazione globale
sommersa che esercita anche lei un bel po' di attrazione, che è stata
fondamentale per il dollaro. Chi resta fedele al biglietto verde sono
invece i falsari industriali: negli anni Sessanta, per produrre liquidità
utile ai giochi sporchi della guerra fredda, furono attrezzate fabbriche di
dollari in Iran e Malesia, che oggi, adeguatamente aggiornate, continuano a
sfornare container di verdoni che circolano tra Africa e Asia: una vera
arma economica di distruzione di massa, se utilizzata a fondo. Intanto, per
evitare di farsi male, gli ayatollah passano all'euro. 

http://www.aprileonline.info/1121/la-valuta-degli-ayatollah

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