Re: (Panda Legend) - ALBERO FIORITO - Milano
di Piero Soldi
il Mon, 18 Dec 2006 12:55:08 GMT
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message-id <Mcwhh.83282$uv5.896371@twister1.libero.it>
Sararlo ha scritto:
>
> (15 Days before – 7.55 p.m.)
>
> “Ciao Aimo”
> “Ciao! Come stai?”
> “Bene, anzi Benissimo, perché so che tra 15 giorni sarò da Te”
> “Ah, bene, quando?”
> “Venerdì, venerdì sera”
> “Aspetta … accidenti, ho una cena aziendale … sai com’è, sotto le feste è
> sempre così … e nella sala piccola i quattro tavoli sono già prenotati da
> tempo… “
> “ Acc…”
> “Mi dispiace, mi spiace davvero … “
> “Ascolta Aimo, facciamo così, il mio cellulare ce l’hai, fa niente,
> aspetto, tanto ho un Corso che mi prende tutta la giornata, se si libera
> all’ultimo momento qualcosa mi chiami e ci salutiamo, al tuo tavolo”
> “Ok, va bene”
> “Ciao Aimo”
> “Ciao”
>
> (15 Days later – 6.30 p.m.)
>
> Le luci della Sala si spengono, l’ultima carie se ne è volata nell’oblio
> di una giornata dai bioritmi trapanevoli.
> Il Cell. è rimasto spento, o meglio, si è illuminato, ma di altri numeri.
> D’ altra parte è così, i fans di Via Montecuccoli sono molti, in questa
> ennesima primavera di uno Zio Aimo che non tramonta mai.
> Che fare?
> Stamattina, invero, avevamo sfogliato le pagine dei tom tom di gola, le
> tentazioni erano plurime, per carità, ma sarà l’occasione dei baci e
> abbracci sotto l’albero, sarà che il primo amore (meneghino) non si scorda
> mai, tuttavia speravamo nella telefonata in zona Cesarini e oltre, magari
> anche per desinare sul bancone della reception, ma nada, de nada, anzi, de
> Nadia.
> Sul selciato, illuminato dalle luminarie santambrogie, le stelle ci stanno
> a guardare.
> Mumble, mumble …
> 892.892
> Albero Fiorito – Via Andrea Pellizzone, 14 – 02 7012 3425
> ”Salve, vorrei prenotare per stasera, avete un tavolo?”
> “No, guardi, non accettiamo prenotazioni. Apriamo alle 19. Veda lei”
> Il taxi viene preso al volo, come un tramway a Frisco.
>
> Avevamo letto, sapevamo dell’atmosfera un po’ boehemien che circondava
> questo locale che carbura di passaparola da generazioni.
> All’entrata della strada chiusa già il bestiario umano è rappresentativo.
> La Demoskopea e Manneheimer si fermerebbero per giorni.
>
> Al bancone ci attende una faccia parente di Giorgio Torelli, grande penna
> parmense degli anni ’80, o di un Giovannino Guareschi un po’ imbiancato.
> Vediamo che c’è posto, ok, fatta.
>
> Da ora comincia una Carrera Ambrosiana che avrebbe deliziato il Blasetti
> che fu.
>
> Al bancone ricevete due cose.
> La direttiva per dove andarvi a sedere e la boccia del vino della casa,
> per cui ognuno ha la sua autodafè pubblica, in cui confessa le sue
> pulsioni, per noi Refosche, nel caso.
> La boccia ha l’etichetta domestica, che pare stampata come le fisiologiche
> dell’Asl, manca solo la data di scadenza.
>
> Ti arriva il Menù del Giorno, scritto a mano.
> Ci colpisce la voce “panino”, 0.20€, ma abbiamo voglia di viaggiare di
> piatti regular.
> Il tavolo ha la sua bella cerata, il tovagliolino di carta è pulito.
> Neanche il tempo di costruire l’ avvicendarsi della trama al piatto che ci
> vediamo una bella coppia di nonnini che si siede al tavolo.
> Lui, da perfetto cavaliere, regge la boccia di bianco.
>
> La comanda ha il suo eseguito, con poche parole.
> Milàn l’è un gran Milàn, dal coer grand.
> E infatti, con i due nonnini, si comincia a parlare.
> Tiriamo fuori la megapixel per fotografare i piatti (oramai è una
> dipendenza…) e la Nonnina, prontamente, tira fuori la sua, mostrandoci le
> foto a 4 pollici in technicolor dei nipotini che crescono, pensa un po’,
> tra il radicchio trevisan.
> E’ fatta, potremmo essere al Costanzo Show, uguale.
> Il Nonnino è un ex beccaio, e ci narra di dazi, prosciutti sandanieli, e
> spedizioni varie in un nord est vaccino e suino che conosce a menadito.
> Sento che stanno quasi per adottarmi come nipote, quando arrivano le Sarde
> fritte, per loro, la Minestra di Orzo e Fagioli per il sottoscritto.
> “Ma lo sa che in Cucina, il sor Gianni, ha ancora la sorella e la mamma di
> 90anni?”
> “Ma và…”
> “Si pensi negli altri locali, dove hanno tutti quegli extracomunitari, sa
> quanta tbc c’è in giro…, qui almeno si è al sicuro”
>
> In effetti, uno starnuto, di questa stagione, può capitare, pensa se
> davanti allo stracotto, si profila il rischio di una mantecatura che non
> osiamo pensare.
>
> Ci guardiamo in giro, sembra il cast di un film a cavallo tra gli anni ’50
> e ’70.
> Ogni tavolo è un melting pot di una Milano che è passata da De Sica
> (Vittorio) a De Sica (Christian).
> In mezzo, il vecchio bullo spelacchiato della Bovisa, qualche (presunto)
> Leonka in libera uscita, breriani di varia fatta, un po’ di Navigli e
> qualche Dama che, dopo lo shopping a Montenapo, viene a sedersi achì per
> mondarsi dal sospetto di omologazione griffata e globalizzante. La dizione
> è perfetta, il birignao l’ha lasciato in stand by fuori dalla porta.
>
> I nonnini se ne sono usciti, domani vedranno i nipotini.
> Nel frattempo ci sono arrivate le Sarde in Saor e un nuovo vicino.
> I saluti sono sincronizzati al secondo tentativo di photo, a cui segue,
> dopo un nanosecondo, l’ennesimo buffetto del titolare dal baffo marziale
> “qui non si fotografa!”.
> Minkia Banana, non siamo mica di Apicius o di Dagospia.
> Ci giriamo verso la porta. Luciano Lutring non è ancora entrato, tiriamo
> un sospiro di sollievo.
> “Non si preoccupi, sono fatti loro così”.
> Si rompe il ghiaccio e il nostro bancario in carriera ci racconta che
> viene qui da qualche lustro.
> Quando hanno cominciato a girare i primi telefonini il padre del titolare
> era armato, dietro il bancone, di un mattarello.
> Dicono che amasse il baseball con le teste degli avventori.
> A noi ci è andata bene.
> Il locale avrà un centinaio di anni (i nonnini, anche loro avventori
> fidelizzati, avevano detto duecento); la famiglia è friulana, sono sempre
> stati così, inossidabili ai tempi e alle mode.
> Con il fatto che ognuno deve andare al banco a prendersi le bocce del
> potus, chiunque si svela nelle sue tendenze baccanti.
> Buone le Salamelle ai Ferri.
> Prosegue il racconto del nostro Virgilio, tra mille aneddoti.
> “Lo vede quello, è stato l’autista al matrimonio, qui a Milano, di Peppino
> di Capri”.
> Quando si parla di Eroi della strada…
> Neanche il tempo di familiarizzare con il nostro esperto di partita doppia
> che la compagnia si allarga.
> Dopo averlo invitato a ruotare lungo la tavola, baffo no.photo ci fa
> accomodare, creando simmetria, una giovane coppia evidentemente al loro
> debutto forestale.
> Sembra ci si conosca dai tempi della Corea.
> Le Coste all’Olio non sono male, tra il Taleggio e il Gorgonzola la spunta
> quest’ultimo; la Crostata di Cioccolato e Pinoli ti spinge al bis.
> Il tavolo è strategico. Da un lato ci permette di adocchiare la cucina e
> di verificare che il sobbollire dei fornelli proceda più o meno
> sterilmente, dall’altro vediamo anche il tran tran che si alterna ad ogni
> ritirata, quella che, in latinorum, verrebbe declinata come Toilette.
> La luce era sempre rimasta accesa attraverso lo stipite socchiuso; ad un
> certo punto se ne esce una barba sale & pepe, clochard style, che la
> spenge, coerente, e poi con la mano discreta, a mezz’aria, si rivolge al
> primo avventore come segno di … economia solidale.
>
> Al tavolo ci siamo alternati a triplo giro, con lo spettacolo sempre
> diverso, come nei cinemini parrocchiali di Don Camillo. L’ Albero Fiorito
> non ha più segreti per noi, grazie ai nonnini, al ragiunat della Comit.
> Pure “Baffo” assume un volto più umano e cordiale, anche perché non ha
> tempo per il mattarello, sempre preso tra il servir di boccia e il far di
> conto.
>
> Ci giriamo a osservare il … lay.out: c’è la vecchia ghiacciaia riadattata,
> alle pareti bacheche stracolme di Coppe vinte forse a Briscola o Scopone
> scientifico, metodo Breda. Lo Specchio vissuto regge da decenni la reclame
> del Cinzano Soda.
> La prossima volta, magari un sabato a pranzo, vorremmo venirci con lo Zio
> Aimo.
>
> Al momento della cuenta, Gianni il Baffo, friulano de Pordenòn, ci guarda:
> “quanti panini ha mangiato?”
> Ah, ecco come è gestita la voce “pane e coperto”, diciamo tre, per
> aumentare la mancia di una cuenta per cui, potus a parte, non spenderemmo
> uguale neanche per far colazione la mattina.
>
> Usciamo, le stelle ci guardano contente.
> Ah, Milàn l’è un Gran Milàn, eh, dove ci giriamo, osservando ancora una
> volta un microcosmo di umanità vera, autentica e non certo artefatta in un
> ambiente unico, eppure una volta normale, non come, molte, troppe di
> quelle “Osterie” siliconate, con l’insegna tarocca di una volta che non
> tornerà mai più autentica, se non la sai scoprire e conservare con cura,
> all’ombra di un Albero che ci auguriamo di ritrovare Fiorito e divertente
> anche nelle primavere e negli autunni a venire.
>
> Trattoria Albero Fiorito
> Di Gianni Riet
> Via Pellizzone,14 – Milano
> Tel.02 – 7012 3425
> 20€, more or less
> Chiuso (ci sembra) il sabato sera e la domenica
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Ciao, la tua rece mi ricorda un pò gli scritti di Giovannino
Guareschi... Bellissima rece, grazie.
P.